Perché dobbiamo dirci ancora “cristiani”?

Le due anime (cristiana e non cristiana) riescono a convivere: questa è la forza e allo stesso tempo la coesione della nazione. Possiamo dire lo stesso anche noi in Italia?

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imagesLa polemica è sorta sulle pagine del prestigioso Daily Telegraph, allorquando il primo ministro Cameron ha definito il Regno Unito un “Christian country”, un Paese cristiano, fiero di esserlo.Sono allora insorti 55 intellettuali (fra i quali anche Ken Follett) che hanno ricordato l’importanza del debito contratto nei confronti della cultura cristiana, ma anche la libertà di scegliere cosa essere senza ingerenze da parte del governo

who do not want religions or religious identities to be actively prioritised by their elected government.

Il paradosso risiede, come ricordato oggi da Charles Moore, sempre dalle colonne del Daily Telegraph, nel fatto che entrambe le posizioni sono vere, perché il Regno Unito ha una forte matrice culturale cristiana, come dimostra l’incoronazione della regina per mano dell’arcivescovo, ma allo stesso tempo ‘libertaria’, atea, diversa.

Le due anime riescono a convivere e quindi questa è la forza e allo stesso tempo la coesione della nazione.

Possiamo dire lo stesso anche noi in Italia?

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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