Ce lo chiede l'Europa e … noi dovremmo infischiarcene!!!

Ce lo chiederà l’Europa, ma questa raccomandazione in Italia non ha alcun senso. Proviamo a capire perché!

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europa2 [su_dropcap style=”simple”]I[/su_dropcap]l punto 6 della Raccomandazione della Commissione Europea all’Italia resa nota il 03/06/2014 riguarda il sistema d’Istruzione italiano all’interno del progetto più ampio della Stabilità Economica in Italia:
raccomandazione

rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico; accrescere l’apprendimento basato sul lavoro negli istituti per l’istruzione e la formazione professionale del ciclo secondario superiore e rafforzare l’istruzione terziaria professionalizzante; istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un ampio riconoscimento delle competenze; assicurare che i finanziamenti pubblici premino in modo più congruo la qualità dell’istruzione superiore e della ricerca;

Ce lo chiederà l’Europa, ma questa raccomandazione in Italia non ha alcun senso. Proviamo a capire perché!

1) rendere operativo il sistema nazionale per la valutazione degli istituti scolastici per migliorare i risultati della scuola e, di conseguenza, ridurre i tassi di abbandono scolastico; – potrebbe anche avere un valore  a patto di riempire gli indicatori della valutazione di contenuti particolarmente intelligenti slegati al successo scolastico. E qui si aprono forti e pressanti questioni, dal momento che una valutazione sugli effetti dell’Istituzione scolastica non può prescindere da:
a- contesto socio-culturale del territorio in cui opera ogni singola Scuola;
b- i mezzi messi a disposizione delle Scuole per combattere la dispersione scolastica (risorse e fondi);
c- cosa si intendere per benessere prodotto dalla Scuola;
d- reclutamento e formazione dell’organico della Scuola …
E si potrebbe continuare almeno con un elenco di 15-20 items. Insomma, le Scuole italiane sono diverse per strutture e risorse, insistono su territori molto differenti (penso alla sola differenza che c’è fra un hinterland milanese e una Scuola di Monza, Varese o Lodi centro!), partono con ‘equipaggiamenti’ diversi in termini di risorse umane ed economiche, ma anche con utenza (alunni e contesti familiari) non omogenea. Come si possono valutare, in ottica nazionale, risultati che risentono profondamente non solo di discriminazioni nazionali ma anche di distinguo territoriali? Come si può misurare in modo standard (nazionale) la lotta alla dispersione scolastica?

2) accrescere l’apprendimento basato sul lavoro negli istituti per l’istruzione e la formazione professionale del ciclo secondario superiore e rafforzare l’istruzione terziaria professionalizzante completamente fuori fase! Ho già scritto altrove dei pericoli del sistema duale tedesco di formazione (vedi qui) che rischia di mettere l’istruzione e la formazione alla mercé del mercato del lavoro, con due gravi conseguenze: una formazione/educazione parziale e incompleta, a volte neppure tanto utile in un’epoca di crisi; l’indebolimento di forme educative apparentemente più astratte (quella umanistica, per intenderci), tuttavia essenziali per il modo di pensare ed agire di ogni cittadino. C’è poi un altro problema: con quale diritto l’Europa indicarci la strada dell’istruzione terziaria professionalizzante? Considerato che l’Italia è abbandonata dall’Europa stessa ad affrontare da sola il problema gravissimo e trasversale dell’immigrazione, perché l’obiettivo non può essere una Scuola inclusiva? Questo dovrebbe chiederci l’Europa …

3) istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un ampio riconoscimento delle competenze – a che scopo?

4) assicurare che i finanziamenti pubblici premino in modo più congruo la qualità dell’istruzione superiore e della ricerca – aberrante! Alle molte perplessità narrate al punto 1 provo ad inserirne altre sull’aspetto premiale della valutazione. Anzitutto la premialità innesca delle forme di competizione che a loro volta facilitano il ricorso al cheating, secondariamente prima di un’eventuale dannosa premialità i finanziamenti pubblici dovrebbero, in nome dell’art.3 della Costituzione, essere finalizzati a rimuovere tutti gli ostacoli sociali, economici e culturali che differenziano oggi le Scuola.

Tutti questi meccanismi che veicolano risorse e fondi e trascinano anche meccanismi sinistri legati al reclutamento (le Scuole devono potersi scegliere il proprio organico?) trasformano la Valutazione in una vetrina vuota di contenuti. Il sistema nazionale della valutazione dovrebbe invece interessarsi di fornire monitoraggi continui in un’ottica di miglioramento e non di premialità.

L’Europa chiede tante cose: quest’ultima è bene che sia riformulata quanto prima secondo contesti e modalità più credibili. Non propagandistici …

Per non fare della valutazione un mero esercizio puntivo.

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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