La politica nell’era degli screenshot e dei falsi tweet

Negli ultimi giorni hanno monopolizzato il dibattito politico italiano. Da tempo esistono online diversi strumenti che consentono di creare immagini con messaggi fake. Come sanno bene le tante celebrities già prese di mira…

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[su_dropcap style=”flat”]S[/su_dropcap]creenshot e tweet. Sono i due termini che hanno tenuto banco nel dibattito politico italiano degli ultimi giorni per via della polemica tra il Movimento 5 Stelle e Laura Boldrini. Le polemiche per il (presunto) tweet (smentito dallo staff) della presidente della Camera, hanno infatti messo in luce (tra le altre cose) la facilità con cui si può falsificare un profilo. Fino ad ora eravamo abituati ai profili fake dei leader globali (spesso innocui e divertenti) o agli account di organi di stampa hackerati. Da tempo, però, online si trovano diversi strumenti che permettono di creare tweet (e non solo) come se fossero autentici. E senza dover passare per Photoshop.

I generatori di falsi messaggi – C’è il generatore di falsi tweet. Ma anche quello di profili Facebook, di conversazioni sull’iPhone e di domande e risposte su Yahoo! Answers. Il gioco è semplice: basta andare su questi siti, scegliere un nome utente, inserire un messaggio, e via, il sistema crea all’istante uno screenshot falso, pronto per essere condiviso. A seconda del servizio che si usa, l’immagine può essere personalizzata con più o meno dettagli: il numero di retweet o like che avrebbe già ricevuto, l’immagine del profilo, la data e l’orario in cui è stato pubblicato. Quest’ultimo dato è uno dei più importanti, perché questi strumenti vengono utilizzati proprio per far credere che un aggiornamento di Facebook o di Twitter sia stato cancellato dall’autore, dopo essersi reso conto di aver esagerato con i toni o averla sparata grossa.

Il caso Paris Hilton/Mandela – Tra le vittime più note di un falso screenshot c’è stata di recente Paris Hilton. Subito dopo la morte di Nelson Mandela in rete ha cominciato a circolare un suo presunto tweet in cui confondeva il leader sudafricano con Martin Luther King (“RIP Nelson Mandela. Your “I Have a Dream” speech was so inspiring. An amazing man”). Lo screenshot aveva tutte le caratteristiche di un vero tweet: il suo nome utente, la foto profilo e finanche l’icona che su Twitter segnala gli account verificati. Ma si trattava di un evidente fake, come ha rivelato poi la stessa Paris Hilton infuriandosi con gli autori dello scherzo. L’ereditiera non è stata l’unica vittima dei falsi screenshot. Su Twitter è stato creato un account dal nome “deleted tweet” che si diverte a prendere di mira le celebrità più presenti su Twitter proprio con gli screeshot di presunti messaggi cancellati. In passato l’account si è divertito a generare falsi tweet di Justin Bieber, Lady Gaga, ma anche di Beyoncé e Britney Spears. Spesso, come nel caso di Paris Hilton, i falsi screenshot sono stati eliminati per evitare problemi legali.

Il costo di un falso tweet – L’impatto di un finto messaggio può essere ancora più forte, soprattutto nel mondo della politica o dell’economia, dove ormai sempre più spesso i protagonisti usano Twitter o Facebook per fare dichiarazioni importanti, bypassando così i giornalistici. E qui non ci sono solo i falsi screenshot. Uno dei modi più semplici per ingannare gli utenti è infatti la creazione di un account falso di una persona autorevole. Nel genere è specializzato il giornalista italiano Tommaso De Benedetti che, come ha raccontato al Guardian, in passato ha creato finti profili per annunciare la scomparsa di leader mondiali. In molti ci sono cascati. Ancora peggio è andata ad Associated Press, il cui profilo Twitter è stato hackerato e poi utilizzato per pubblicare il messaggio: “Due esplosioni alla Casa Bianca e Barack Obama ferito” (‘Two Explosions in the White House and Barack Obama is injured’). Subito dopo la pubblicazione, Wall Street è andata subito giù di 150 punti.

L’archivio dei falsi tweet – Ad oggi esistono, però, anche strumenti “preventivi”, per evitare che i social media vengano manipolati a proprio piacimento. E’ proprio quello che cerca di fare Politwoops, servizio della Sunlight Foundation, che archivia tutti i tweet cancellati dai politici (anche parte di quelli Italiani). Il sito può tornare utile non solo per vedere chi abusa del tasto “delete”, ma anche per verificare gli screenshot dei presunti tweet cancellati.

di Nicola Bruno
su Sky

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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