Dietro le quinte dell'intervista a Panorama (26/08/2014)- testo completo

Ringrazio Nadia Francalacci (Panorama) che ha voluto intervistarmi su un problema così importante, quale la riforma della Scuola in cantiere …

Per completezza -anche se Nadia ha fatto un lavoro egregio!- riporto l’intero comunicato stampa.

 “Chi fa di più prende più soldi” è l’idea di fondo del governo per premiare gli insegnati che lavora di più e meglio. Che cosa non convince i sindacati?

Facciamo una premessa: si parla soltanto di spot pubblicitari lanciati sui mezzi di comunicazione, perché di concreto non abbiamo letto nulla e, purtroppo, questo governo come quelli precedenti ha eliminato la buona pratica della concertazione e del confronto con tutte le parti sociali e almeno quelle sindacali. Si tratta pertanto di notizie di seconda mano, che meritano di essere confermate.

Entrando nel merito: sarebbe assurdo il contrario, premiare chi non lavora! Purtroppo anche questo governo è vittima di quel pregiudizio per cui i sindacati proteggono tutti. Non ci appartiene: noi siamo la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza, pertanto tuteliamo i diritti di chi lavora, non di tutti. Il problema, grosso, è definire nella Scuola il merito e poi smontare l’idea di merito di questo governo (ereditata dall’asse Aprea-Gelmini). Parto dal secondo punto, più facile: premiare gli insegnanti, significa premiare la didattica. Dalle ipotesi che circolano si vogliono dare compensi aggiuntivi in busta paga a chi svolge funzioni organizzative in aiuto al dirigente: coordinatore di classe, vicario del dirigente, figure strumentali … cosa c’entrano con il merito nella didattica? E’ un controsenso: si presenta una riforma in cui si vuole valorizzare la professionalità docente e si sposta il problema su questioni organizzative per colmare delle lacune che non hanno nulla di didattico. E qui arrivo al primo punto: il merito fra i docenti. Cosa significano nella Scuola “merito” e “premialità”? Abbiamo già visto naufragare progetti costati fior fior di milioni, non ricadiamo in questo assurdo. Non è possibile svincolare il lavoro di un docente da quello degli altri, nella Scuola si è tutti (personale ATA compreso) parte di uno stesso progetto educativo. Ciò non vuol dire che non ci debbano essere valutazioni, tuttavia queste devono avere un senso costruttivo. La hit-parade dei docenti non ne aumenta la ‘produttività’, ma lo smarrimento.

C’è infatti da preservare il principio che il merito dipende dal contesto, dal punto di partenza. Senza pari opportunità di partenza si premia chi c’è già.

La FLC è pronta a ridiscutere con il prossimo rinnovo contrattuale il profilo docente, le sue funzioni ed il suo ruolo, all’interno di un quadro di riferimento d’insieme che deve tenere in proporzione gli incarichi ed il salario.

 

La supplenze non fanno bene né a chi le fa e neppure a chi le riceve. E questa non è certo una novità. Il Governo intende “farle scomparire”. Secondo voi, in che modo dovrebbe intervenire la riforma?

Il problema del reclutamento è fondamentale, così come lo è quello degli organici. Ed anche qui si parte da un controsenso: quest’anno sono state autorizzate 33.000 assunzioni a fronte di 55.000 disponibilità, fra docenti ed ATA. Vuol dire che il nostro governo non ha come priorità la stabilizzazione, ma la flessibilità continua! E vedremo cosa uscirà poi dall’attuazione del Jobs Act. La FLC CGIL da anni parla di organico funzionale e da anni è disponibile a ridiscutere la figura del docente. L’idea che traspare è quella di un ‘efficientismo’ negativo (derivato questa volta dall’allora ministro Profumo) e da un pregiudizio mai sfatato: gli insegnanti italiani lavorano meno degli altri colleghi. Ancora una volta se l’idea è quella di aumentare le ore per far vedere di non sprecare, quindi aumentare la quantità di lavoro di un individuo a discapito della qualità del suo servizio, allora non ci siamo!

Certo, spariranno le supplenze, ma quelle dei precari, non le supplenze in generale. Bisogna fornire organici funzionali all’idea di scuola che si vuole portare avanti, non in base ai numeri, ma in base ai progetti utili per il successo scolastico e formativo. Parlare di un’idea di scuola per progetti e competenze, per classi aperte, per gruppi di livello …

Ad un nuovo reclutamento è da associare l’iniziativa di una formazione continua e di un aggiornamento continuo dei professionisti della Scuola, docenti ed ATA, perché non basta fare sanatorie o concorsi, bisogna anche investire sulle risorse esistenti. E questo al momento non avviene, come dimostrano le attuali tabelle di valutazione dei titoli dei docenti delle graduatorie, dove sono inseriti riconoscimenti per attività di formazione non controllate e molto discutibili contestualizzate al ruolo docente.

 

Autonomia scolastica e competenze degli studenti. E’ un altro punto nevralgico della riforma che riguarderà la scuola. Dove fa acqua l’idea del Governo e su quali punti concordate? 

Se per autonomia scolastica intendiamo organico funzionale, anche di rete, il discorso del governo va bene e serve ad abbassare il precariato fornendo personale stabile ad una Scuola o ad una rete di scuole.

Se invece –come si legge dai giornali- autonomia significa “gestione di ore” per le supplenze allora si fanno passi indietro. E qui vale la pena respingere ancora una volta il discorso, che già si fa largo nonostante la bolla di incostituzionalità, di “chiamata diretta” dei docenti.

L’autonomia scolastica ad oggi deve essere recuperata in toto: gli accordi separati sugli scatti (che la FLC non ha siglato, al contrario degli altri sindacati) hanno letteralmente scippato risorse dovute alle Scuole per ripristinare un diritto sancito dai contratti (gli scatti di anzianità). Purtroppo l’impoverimento dell’offerta formativa non ha danneggiato –come si voleva fare credere- gli insegnanti a cui andava destinato il Fondo d’Istituto, ma gli studenti –in particolare i più in difficoltà e meno abbienti da un punto di vista economico- ai quali sono state tolte opportunità didattiche e formative.

La nostra è stata sempre un’autonomia monca: gli ultimi sviluppi contrattuali la rendono del tutto annullata. Bisogna invece rilanciare l’autonomia delle scuole come istituzioni formative ed educative indipendenti nella realizzazione di un percorso di crescita all’interno di un quadro normativo comune. L’ingresso di privati, sponsorizzazioni e “consigli d’amministrazione” negano la libertà d’insegnamento.

Quanto alle competenze degli studenti bisogna chiarire se si intende per competenze sviluppo di quelle poche nozioni che facilitano l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro perché legate ad una qualche attività: allora parliamo di competenze a metà.
Piegare la formazione al mondo del lavoro (come nel sistema duale tedesco) risolve problemi a breve termine, perché permette di abbattere l’inoccupazione giovanile, ma ha una prospettiva miope sia in termini concreti di occupazione perché si rende la formazione e l’istruzione asservita al mondo del lavoro in continuo mutamento che rischia di dare sia in termini astratti (e nemmeno tanto) di crescita della persona. Scuola e mondo del lavoro devono dialogare, devono conoscersi, ma non è possibile legare in modo dipendente l’uno dall’altro.

 

 

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Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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