Lo sciopero del 12 dicembre

Discorso tenuto a Brescia, Piazza della Loggia in occasione della manifestazione del 12/12/2014

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13-dicembre-2014-630x524Anche oggi, come il 25 ottobre e l’8 novembre, siamo in piazza noi lavoratori del pubblico impiego con i lavoratori del settore privato per rivendicare diritti e tutele uguali per tutti i lavoratori e le lavoratrici, perché anche oggi è in piazza il lavoro.
Presidente Renzi, fattene una ragione, non ci stiamo alle tue logiche al ribasso, alla tua politica offensiva ed arrogante, alla tua politica divisiva.
Io sono un lavoratore del pubblico impiego, un dipendente statale, un insegnante: io sono uno di quei fannulloni tutelati che –nel pubblico o nel privato- fa funzionare i servizi che rendono le persone dei cittadini, dei soggetti con dei diritti; dalla salute, all’assistenza, alla sicurezza, all’istruzione, al lavoro e alla previdenza, alla giustizia e alla formazione.
E sono qui, con i compagni e le compagne, per rivendicare i nostri diritti di lavoratori e per chiedere al governo di essere finalmente e realmente ascoltati, perché un governo che ascolta i suoi cittadini fa della loro dignità un principio.
Al contrario da questo governo, come da quelli precedenti, non ricevo altro che continue mortificazioni, continue offese; noi siamo i tutelati, noi siamo i fannulloni, noi siamo l’esubero da tagliare, lo spreco da eliminare.
Siamo talmente tutelati che dal 2009 nessun governo si è mai preoccupato di rinnovare il nostro contratto; siamo talmente tutelati che, è vero, non siamo colpiti dalla cassa integrazione, dagli esodati, semplicemente perché le nostre risorse, economiche ed umane, sono tagliate a monte. Il concetto di efficienza di questo governo è che nel pubblico si deve fare sempre di più con meno risorse, ad investimento ZERO.
Ed in questo ZERO c’è tutta la responsabilità di uno Stato che si sottrae ai suoi doveri lasciando che siano in carico ad altri: ma come può uno Stato, democratico, fondato sul lavoro, delegare i servizi essenziali? chi garantirà i diritti dei cittadini più deboli?
Siamo così tanto tutelati che il nostro Presidente del Consiglio, un mese fa, ha dichiarato candidamente, proprio qui in una fabbrica del bresciano, che “il problema della Pubblica Amministrazione non è solo l’organizzazione interna, ma l’incapacità di essere meritocratica.”
Ma di quale merito parliamo? di quali valutazioni parliamo? Presidente, perché vuoi continuamente dividerci, metterci in competizione invece di avvicinarci? Noi non abbiamo paura di essere valutati, però la valutazione deve essere un modo per migliorare insieme, non per punire i singoli. La valutazione è una cosa seria e deve essere accompagnata dalla formazione: dove sono le risorse sulla formazione nel tuo piano di crescita? Dov’è la crescita senza formazione?
Ben prima dei 43 punti presentati per la Riforma della Pubblica Amministrazione noi ci aspettavamo una proposta per un rinnovo contrattuale, perché il contratto NON è uno spreco, è una questione di dignità.
Ma l’idea che questo governo ha della pubblica amministrazione l’abbiamo già vista nella prima finta riforma di giugno che si è tradotta soltanto nel taglio alle agibilità sindacati e nell’obbligo alla mobilità. Si tratta dell’ennesimo accanimento contro i dipendenti del pubblico impiego e contro la democrazia sui posti di lavoro.
E noi di questo, caro Presidente, NON ce ne facciamo una ragione, né oggi né mai.
Tu non ascolti, hai paura di confrontarti con sindacati e lavoratori, ma noi il 25 ottobre e l’8 novembre ti abbiamo presentato le nostre proposte per valorizzare il lavoro pubblico, non per mortificarlo; per migliorare i servizi, non affossarli. C’era tutto il tempo per ascoltare.
Ben prima de La Buona Scuola la CGIL ha presentato il Cantiere per la Scuola; abbiamo chiesto un rinnovo del contratto per poter ridiscutere la carriera dei docenti, valorizzare tutto il personale che lavora nella Scuola, e per poter anche parlare di valutazione, ma soprattutto di pedagogia, di didattica, di insegnamento, di formazione e ricerca, di diritto allo studio. Argomenti che nella buona scuola non ci sono, ma sono invece in una scuola giusta.
Ma tu, caro Presidente, dalla Leopolda non puoi sentire la voce dei lavoratori, perché senti solo le voci delle lobby.
Le mortificazioni sono continuate con la Legge di Stabilità: tagli, sforbiciate, riduzioni di servizi ai cittadini per garantire i privilegi di altri.
E’ questa la riforma che deve “fare”, “creare” nuovi posti di lavoro? È questa la riforma che deve tutelare i precari?
Tagliando sui comuni e sulle province si taglierà immancabilmente sulla sanità e sugli ospedali.
Tagliando fondi ai patronati si tagliano servizi ai cittadini.
Tagliando sulla scuola si taglia sul diritto allo studio.
La legge di Stabilità riduce i fondi per la realizzazione di progetti all’interno delle scuole, riduce i fondi dell’autonomia, taglia sulle supplenze e sui posti di lavoro di quelle persone che garantiscono tutti i giorni sorveglianza, pulizia ed accoglienza, i collaboratori scolastici. Ancora una volta si taglia sui più deboli, si fa cassa sui più deboli. Neanche un centesimo sulla formazione, sull’aggiornamento.
Per migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca occorre prima di tutto investire, stabilizzando tutti i precari che da anni lavorano garantendo il regolare svolgimento delle lezioni e della ricerca, cancellando la legge Fornero sulle pensioni per dare una soluzione ai lavoratori della quota 96, per garantire davvero diritti acquisiti e un turnover senza penalizzazioni, investire sulla qualità dell’offerta formativa, sulla formazione del personale, sulla sua valutazione in un’ottica di miglioramento.
Non ci sembra che con questa legge di stabilità la Scuola stia al centro del progetto Paese; non ci sembra che in questa legge di stabilità, nella riforma del mercato del lavoro ci sia un’idea di crescita, un piano industriale, una vera manovra per eliminare gli sprechi.

Non vogliamo un’elemosina di 80 euro al mese! Con gli stessi soldi si potrebbero costruire e mettere in funzione 1000 asili nido in 3 anni e garantirne il finanziamento a regime per 60mila bambini, creando così 12mila posti di lavoro e innumerevoli benefici sociali.
Cosa dire poi della riforma delle Province: noi non abbiamo nessun pregiudizio nel voler discutere nuovi assetti organizzativi delle province, non ci interessa nessuna battaglia politica in merito. Ci interessa sapere chi svolgerà quei servizi che oggi sono delle province: chi provvederà alla viabilità stradale, chi provvederà all’edilizia scolastica, chi provvederà al riscaldamento? ed ancora ci interessa sapere dove andranno a finire i lavoratori delle province destinati ad essere assorbiti altrove.
Caro Presidente, manca un disegno omogeneo, manca un piano per il lavoro, manca un’idea di lavoro che non può essere precario fino a 36 mesi, non può essere mercificato. Anche questo ci dice l’Europa e non sono compiti a casa, ma certezze sul lavoro.
Il vero scempio non è soltanto nel merito di questi interventi, ma nel modo che umilia ancora di più il lavoratore e vuole mettere in ginocchio il sindacato.
Noi vorremmo invece che il governo parlasse con noi, che ci vedesse, che si ricordasse che le riforme non si fanno senza i lavoratori.
Siamo in piazza per sbloccare il futuro, per questo chiediamo:
– di riaprire la contrattazione sbloccando i salari;
– di investire in formazione, modernizzazione e stabilità
– di avviare una vera riorganizzazione dei servizi sul territorio, un vero piano industriale per la PA, una vera idea di Scuola nel territorio
– di definire costi e servizi standard a tutela del diritto allo studio
– di fermare la concorrenza del privato che offre servizi pubblici a prezzi più bassi a scapito di lavoratori e lavoratrici doppiamente sfruttati.
Basta salari diversi per lavori identici!

Noi oggi siamo in piazza per unire il mondo del lavoro, lavoratori pubblici e privati, disoccupati e occupati, precari e lavoratori stabili, nord e sud, giovani e anziani.
E per questi motivi, a me insegnante iscritto della CGIL piace che questo sciopero abbia una manifestazione in questa piazza, piazza della Loggia, nel giorno dell’anniversario di un’altra strage, quella di piazza Fontana, a Milano.
Quarant’anni fa proprio qui, a Brescia, in questa piazza, una bomba infame ha strappato la vita di giovani operai ed insegnanti, di un pensionato ex partigiano:
Giulietta, 34 anni, insegnante.
Livia, 32 anni, insegnante.
Alberto, 37 anni, insegnante.
Clementina, 31 anni, insegnante.
Euplo, 69 anni, pensionato, ex partigiano.
Luigi, 25 anni, insegnante.
Bartolomeo, 56 anni, operaio.
Vittorio, 60 anni, operaio.

Tutti diversi fra loro, ma uniti contro un nemico comune, la paura di un rigurgito fascista.
Qui, oggi, noi manifestiamo, noi così diversi per idee, lavori, età, noi però insieme per unire il mondo del lavoro, i diritti dei lavoratori pubblici con quelli dei lavoratori privati, per chiedere di allargare le tutele, non di tagliare i diritti.

Presidente Renzi, cari ministri, fatevene una ragione: noi ci siamo e non molliamo.
Oggi è soltanto l’inizio.

 (discorso tenuto a Brescia, Piazza della Loggia in occasione della manifestazione del 12/12/2014)

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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