A proposito delle CHARTER SCHOOL

Le charter school per molti sono la soluzione ai problemi dell’autonomia. Peccato che poi, dati alla mano, non sia davvero così.

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charter school

charter schoolUn articolo di Andrea Ichino e Guido Tabellini, in margine al DDL sulla Buona Scuola (Le occasioni mancate della “buona scuola“) commenta negativamente lo stato delle Scuole italiane rivendicando ancora una volta l’assenza nel sistema scolastico italiano delle charter school.

Scrivono:

Una Charter School risolverebbe meglio i problemi che il nostro Stato non sa affrontare. Ad esempio, per sopperire alla drammatica carenza di insegnanti per le materie scientifiche, offrirebbe condizioni retributive migliori rinunciando con flessibilità a quel che è meno necessario.

Senza nulla togliere a quest’analisi sommaria, mi piacerebbe ricordare il giudizio, forse un po’ datato ma sempre attuale di Tullio De Mauro su Internazionale:

charter school finora sono state ospitate gratuitamente in locali sottoutilizzati di scuole pubbliche. D’ora in poi dovranno pagare l’affitto e molte temono di chiudere in rosso i loro bilanci. L’Economist, generalmente molto sensibile alle ragioni dei privati, critica (15 febbraio) le scelte di de Blasio e vi vede l’avvio d’una deprecabile politica di contenimento dell’espansione delle charter school.

 

Le charter sono scuole private molto diverse da quelle europee. Sono rigidamente non profit, gli alunni non pagano tasse, le scuole, finanziate apertamente dallo stato a seconda del numero degli alunni, operano con contratti a tempo eventualmente rinnovabili a patto che gli allievi per percentuali di successo e per punteggi ai test standard abbiano risultati pari o migliori rispetto agli allievi delle scuole pubbliche. Entro questi limiti le scuole hanno piena autonomia nell’organizzazione dei corsi. Il numero delle charter è in crescita in tutti gli stati e in crescita è il favore del pubblico. Ma sono in crescita anche critiche precise, autorevoli e non di parte, che l’Economist tace, sull’effettiva qualità degli apprendimenti.

E per esempio basta leggere questo articolo eloquente del Seattle Globalist (Why charter schools aren’t the answer):

rendimento nelle charter schoolPiù di tutti però mi sembra indicativo l’articolo che il sito ROARS ha pubblicato in merito: Charter Schools and the Weakening of Democratic Public Education in the United States

Ce lo aspettavamo da un po’ di tempo e finalmente sta accadendo. Come ogni idea che viene prodotta negli Stati Uniti (buona o cattiva che sia) anche quella delle “charter school” doveva infine approdare in Italia e venir presentata, da qualche nostro “americano” di buona volontà, come la proposta che può dare una svolta alla crisi della scuola pubblica italiana. La quale – è ben noto – non versa in disperate condizioni per il progressivo disinvestimento da parte dello stato (così come documentano le statistiche di quei faziosi dell’Ocse o dell’Eurostat), ma solo perché è pubblica, statale e quindi in contraddizione con le miracolistiche ricette neoliberali che vengono proposte da un po’ di tempo a queste parti dai nostri geniali economisti.
Infatti nel marzo del 2013 l’università Bocconi e l’Einaudi Institute for Economy and Finance (istituto di ricerca finanziato dalla Banca d’Italia) pubblicano le loro “Idee per la crescita”; in esse è presente un capitolo dedicato alla scuola nel quale vengono proposte le linee guida che hanno motivato l’istituzione delle charter school negli USA. Queste sono state poi spiegate da Andrea Ichino (che fa parte, ovviamente insieme al solito Giavazzi, del Comitato di indirizzo che ha scritto il documento della Bocconi) in un suo articolo sul Corriere della Sera. Andrea Ichino, già noto per una sua versione del prestito d’onore per gli studenti italiani, ampiamente criticato da Roars (vedi i link 1, link 2, link 3, link 4, link 5), illustra i meriti di queste scuole e ne propone l’esempio per l’Italia sulla base degli “effetti positivi” da esse avuti in America. 
Ma non basta. Anche Luisa Ribolzi –  vicepresidente dell’Anvur  – è intervenuta con un articolo dal titolo squillante: “L’esempio virtuoso delle ‘charter school’ americane: scuola di qualità, ma non per sole élites”, pubblicato sempre a marzo su ilsussidiario.net. Il titolo è già un commento, per cui lasciamo che il lettore si sinceri personalmente dei suoi contenuti.
charter school - diritto di sceltaVista la qualità degli intervenuti – e in previsione del fatto che tale argomento sarà nei prossimi mesi rilanciato da molti altri che “hanno a cuore” le sorti della scuola italiana – , qualche sospetto sulla bontà di queste “charter school” ci è nato. E così abbiamo domandato a un esperto americano – che forse di queste cose ne capisce più degli “americani” d’Italia – un intervento sulla materia. L’articolo che qui pubblichiamo è di Christopher H. Tienken, Assistant Professor nella Seton Hall University, nel Department of Education Leadership, Management, and Policy, nonché editor di due importanti riviste la AASA Journal of Scholarship & Practice e la Kappa Delta Pi Record. Pensiamo che esso dia qualche spunto di riflessione critica in più, tale da suggerire una maggior cautela su esperienze che si vorrebbero in Italia spacciare ancora una volta – dopo quanto si è fatto e si continua a fare con l’università – come il toccasana per il settore dell’istruzione superiore non universitaria.
(f.c.) 
Continua su ROARS

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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