Michele Serra e Pippo Civati

scambio di idee fra Pippo Civati e Michele Serra

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Civati style

michele-serra3[su_dropcap style=”simple” size=”4″]C[/su_dropcap]aro Pippo Civati, è da una vita che preferisco quelli come te, gli irrequieti, i curiosi, i movimentisti, li sento più affini, più liberi, perfino più convincenti, ma alla fine butto il mio voto, per sicurezza, nel calderone più grande a disposizione, quello del partitone di massa. Per fare numero, per cercare di vincere (ogni tanto) oppure di perdere un po’ meno (quasi sempre). Non mi pongo come esempio, magari sono speculare a Montanelli quando, da destra, invitava a votare Dc turandosi il naso (certi giorni bisognerebbe averne due, di nasi da turare, per votare Pd), forse sono uno che ha imparato ad accettare e perfino a rispettare la mediocrità della democrazia.

Ma sono così come ti ho detto, ormai mi conosco, voglio bene a Vendola ma l’ho votato una volta sola, mi piaceva lo Psiup ma votavo Pci, leggevo con devozione Luigi Pintor (il più grande giornalista di sinistra di tutti i tempi) ma votavo Pci, lavoravo con Grillo ma votavo Berlinguer, dirigevo Cuore ma votavo Occhetto, non c’è niente da fare, forse è un morbo, forse un vizio, il mio amico di penna Vittorio mi sgrida, «sei il tipico italiano di mezzo, incapace di ribellarsi al presente».
Se mi permetto di scriverti queste due righe è perché nel caso tu dovessi fare un nuovo partito non sono quelli come te che dovrai convincere, ma quelli come me. Che sono milioni. Preferiamo rassegnarci in compagnia che ribellarci da soli. Spiegaci come si fa a ribellarsi in molti, rimanendo popolo, rimanendo massa, e giuro che ti voto.

Da La Repubblica del 07/05/2015.

eu-sofia-250x200Non posso far altro che ringraziare Michele Serra per il pensiero e promettergli che ce la metteremo tutta – l’idea in effetti è proprio quella – e costruiremo un partito che convinca lui e quelli come lui, i milioni che “preferiscono rassegnarsi in compagnia che ribellarsi da soli”. Per altro, inizia anche a esserci qualche altro milione che “era” come lui e non si riconosce più, non vota più, o chissà dove è finito, e sarebbe bello recuperare anche loro.

Anch’io avrei una domanda per Serra, però: lui che dice di preferire quelli come me – e lo ringrazio, specie per l’elenco di esempi che fa e che mi lusingano – ma poi il voto lo dà “per sicurezza, nel calderone più grande a disposizione, quello del partitone di massa”. E la domanda è: guardandosi indietro, col senno di poi, ha qualche rimpianto? Non lo chiedo tanto per fare una domanda retorica, è una questione che mi interessa davvero, e molto.

Ripensando a tutte le fasi che abbiamo attraversato, attraverso cui la sinistra italiana e non solo italiana è passata, a rinunciare sempre un pochino e sempre di più a noi stessi per adeguarci alla rassicurante massa, ci abbiamo guadagnato o ci abbiamo perso? E abbiamo guadagnato cosa, e perso cosa? Ne valeva la pena? E poi, proprio perché stiamo guardando una lunga storia, più lunga delle nostre stesse vite, non c’è un po’ troppa differenza, per usare lo stesso termine usato da Serra, tra il calderone di Berlinguer e quello attuale?

Certamente Serra riconoscerà la formula di questa domanda: davvero il compito storico della sinistra è di adeguarsi, di cedere, di rinunciare a se stessa – non su qualcosa, ma sempre e su tutta la linea, colpevolizzandosi e facendosi colpevolizzare – e di portare i suoi voti dentro un calderone? Io ero e resto convinto di no, infatti quando abbiamo fondato il centrosinistra e il Pd questa clausola non era scritta da nessuna parte, nemmeno in piccolo. Insomma, caro Michele, non è che ti – e ci – stanno fregando?

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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