La Buona Università

Non contento di aver disfatto la Scuola Pubblica, dividendo i lavoratori che ogni giorno permettono alla Scuola italiana di forgiare le nuove menti (in un contesto di denigrazione e scarsezza di risorse) e inventando una riforma senza reali innovazioni in fatto di autonomia scolastica e ridefinizione degli ordinamenti, il governo attuale ha messo mano alle Università!

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tutti a scuola

Non contento di aver disfatto la Scuola Pubblica, dividendo i lavoratori che ogni giorno permettono alla Scuola italiana di forgiare le nuove menti (in un contesto di denigrazione e scarsezza di risorse) e inventando una riforma senza reali innovazioni in fatto di autonomia scolastica e ridefinizione degli ordinamenti, il governo attuale ha messo mano alle Università!

Ecco allora l’idea della SuperUniversità: eliminato il valore legale del titolo, per accedere ai concorsi saranno definiti dei punteggi sulla base dell’Università frequentata!

«Non si tratta di abolire il valore legale della laurea», spiega Ernesto Carbone, deputato Pd e relatore della riforma Madia. «Piuttosto di stabilire caso per caso quanto vale un titolo di studio. Se uno fa il concorso in magistratura è giusto che abbia una laurea in giurisprudenza. Ma perché non può diventare un diplomatico se ne possiede una in filosofia? O in fisica e magari ha fatto qualche esame in scienze politiche?».

Detta così potrebbe anche avere un senso, peccato che la storia sia diversa:

Il voto minimo di laurea per accedere ai concorsi pubblici, ad oggi, non è previsto da alcuna norma. Ma non è vietato. In alcuni bandi c’è (Bankitalia e università, ad esempio). Certo qui si va oltre. «In modo surrettizio, si introduce l’abolizione del valore legale del titolo», ragiona Gianfranco D’Alessio, docente di diritto amministrativo a Roma Tre. «Se un ateneo dà a tutti 110 e lode allora non conta nulla? Non è dimostrabile. Magari vuol dire solo che gli studenti sono stati tutti bravi, perché no? ». Non la pensa così il governo. Qualche mese fa era stato proprio il premier Renzi a dire che «esistono già università di serie A e di serie B in Italia, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo». E che «rifiutare la logica del merito dentro le università e pensare che tutte siano brave è quanto di più antidemocratico vi possa essere».

Solertemente l’Anvur ha già reso nota la classifica dei primi venti atenei italiani … che dire? più efficienti di così! La classifica delle migliori università è stata già stilata dall’Anvur, l’agenzia che lavora per il Governo e che provvede alla valutazione del sistema universitario e della ricerca e che, in base a determinati parametri, ha messo in graduatoria i primi 20 atenei. Ecco, dunque, la classifica completa.

  1. Padova;
  2. Trento;
  3. Milano (Bicocca);
  4. Verona;
  5. Bologna;
  6. Bolzano;
  7. Pisa (Sant’Anna);
  8. Torino;
  9. Pavia;
  10. Ferrara;
  11. San Raffaele di Milano;
  12. Parma;
  13. Tor Vergata di Roma;
  14. Modena e Reggio Emilia;
  15. Trieste (Sissa);
  16. Piemonte (Orientale);
  17. Venezia (Ca’ Foscari);
  18. Milano (Politecnico);
  19. Pisa (Normale);
  20. Roma (Luiss).

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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