L’idiozia imperversa anche a Ferragosto

Se non avete null’altro da leggere, bene accomodatevi e -tanto per svagarvi un po’- dedicate 5 minuti alla lettura dell’articolo più superficiale e stupido degli ultimi anni: Università, studiate quello che vi pare, ma poi sono fatti vostri di Stefano Feltri, addirittura vicedirettore de Il Fatto Quotidiano.

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Se non avete null’altro da leggere, bene accomodatevi e -tanto per svagarvi un po’- dedicate 5 minuti alla lettura dell’articolo più superficiale e stupido degli ultimi anni: Università, studiate quello che vi pare, ma poi sono fatti vostri di Stefano Feltri, addirittura vicedirettore de Il Fatto Quotidiano.

In un momento delicato di debito pubblico, crisi del mondo del lavoro, riforme del sistema di istruzione, formazione e valutazione del sistema scolastico, l’articolo di Stefano Feltri è quanto di meno opportuno e scientifico potrebbe esserci.

Dopo aver ricordato che avrebbe voluto dedicarsi a studi ‘inutili’ come scienze politiche o filosofia, poi ha virato su studi non ben precisati alla Bocconi (50 mila euro ben spesi!), conclude:

cari ragazzi, studiate pure quello che vi piace, tipo filosofia o scienze della comunicazione, ma mettete in conto che a cinque anni dalla laurea avete ottime possibilità di essere disoccupati e con un reddito da operaio non specializzato. E a cinque anni dalla laurea significa avere 28-29 anni, che è già l’età in cui si può cominciare a ragionare di famiglie, figli e tutto il resto. Cosa che fanno spesso, per esempio, le dottoresse specializzande, che hanno figli quando entrano in specialità dove hanno anche diritto alla maternità.

Se poi volete comunque studiare filologia romanza o teatro, se ve lo potete permettere o se vi attrae un’esistenza da intellettuale bohemien, fate pure. Affari vostri. L’importante è che siate consapevoli del costo futuro che dovrete pagare.

Il pezzo forte però è qui:

Dal lato delle scelte collettive, cioè le politiche pubbliche, dovremmo tutti chiederci se ha senso sussidiare pesantemente università che producono disoccupati e formano persone che nessuno sente il bisogno di assumere o retribuire adeguatamente. Tradotto: meglio avere molte facoltà di filosofia e scienze della comunicazione o chiuderne qualcuna e magari dare più incentivi alla ricerca in campo chimico o elettronico? Parliamone.

Senza entrare in polemica con chi non meriterebbe neanche di di essere citato, chiederei a Stefano Feltri di perdere un po’ del suo preziosissimo tempo per leggere L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine o qualche saggio a caso di Martha Nussbaum.

Se poi queste letture lo distoglieranno dallo scrivere, anche Il fatto quotidiano avrà i suoi vantaggi.

P.S. sono laureato in filologia romanza, ed ho iniziato a lavorare nel quinquennio successivo alla mia laurea!

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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