Epepe di Ferenc Karinthy [Adelphi 2015]

Libro amaro, asfittico, fin troppo plastico: parola dopo parola il lettore è pervaso dalla sensazione di impotenza e di oppressione di Budai, tanto da essere spinto più volte a darsi un pizzicotto per far terminare quel brutto sogno o di sperare di arrivare al capitolo successivo per trovare una svolta.

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Il libro dell’autore ungherese Ferenc Karinthy è sconsigliato a chi soffre di claustrofobia.


ferenc karinthy, epepeBudai, linguista imbarcatosi per andare ad un convegno ad Helsinki, si ritrova -non si sa come- in una città del tutto sconosciuta (Metropole è il titolo originale del libro) con pochissimi soldi, senza passaporto, in una stanza d’albergo, senza nessuna possibilità di comunicare. Nessuno infatti sembra capire la sua lingua, neppure si sforza di farlo, eppure lo studioso prova a comunicare in più di 12 lingue. Questo limite gli impedisce di instaurare rapporti anche elementari con gli abitanti della Metropoli, ma gli impedisce anche di trovare aiuto per poter tornare indietro, alla sua normalità.[su_pullquote align=”right”]Il libro di Ferenc Karinthy mette in scena una situazione limite degli incubi umani: incapacità di riuscire a comunicare (capire ed essere capiti)[/su_pullquote]

Le persone vivono la loro vita freneticamente senza prestare attenzione agli altri; tutto è scandito da marciapiedi brulicanti, code ovunque, ascensori affollati. Alla fine -travolto da questa realtà asfissiante ed irreversibile- trova la calma di analizzare con razionalità la sua condizione per cercare una via di fuga da quell’incubo.

Una soluzione alla fine la troverà, l’unico rimpianto sarà di non aver potuto condividere granché con Epepe, l’unica persona che si è fermata per aiutarlo (e aiutarsi).

Il messaggio è chiaro: il male non è la mancanza di soldi o la distanza da casa, neanche doversi ricostruire una vita, doversi industriare per trovare soluzioni . La nostra fine, il nostro annientamento psicofisico, risiede nell’assenza di comunicazione.

Libro amaro, asfittico, fin troppo plastico: parola dopo parola il lettore è pervaso dalla sensazione di impotenza e di oppressione di Budai, tanto da essere spinto più volte a darsi un pizzicotto per far terminare quel brutto sogno o di sperare di arrivare al capitolo successivo per trovare una svolta.

Invece/infatti …

 

Buona lettura, in fondo va fatta!

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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