A proposito della teoria gender nelle Scuola

La teoria gender: A chi fa paura una scuola che accoglie e include, senza imporre modelli?

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teoria gender

Il consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione della Lega Nord con l’appoggio dalla giunta Maroni: nel provvedimento si chiede di contrastare la diffusione della teoria gender nelle scuole lombarde e di intervenire sulle autorità scolastiche perché vengano ritirati dalle scuole libri e materiali che promuovono la cosiddetta teoria del gender. Questa è solo l’ultima puntata di una campagna, sostenuta anche da gruppi di estrema destra e associazioni di integralisti cattolici, che accusa la scuola pubblica di imporre pratiche educative contrarie al modello di famiglia tradizionale. Da mesi circolano video e documenti in internet, nelle chat, su Facebook e Whatsapp, per diffondere tra i genitori la convinzione che ormai, a scuola, siano insegnate tutte le pratiche sessuali possibili, insinuando nella mente dei più piccoli l’idea che si possa cambiare sesso a piacimento…
Ma di cosa si sta parlando? Un’ideologia gender in realtà non esiste: è un’invenzione che interpreta in modo distorto gli studi di genere avviati negli anni ’70, con la rivoluzione culturale del femminismo. Con l’analisi dei diversi ruoli sociali attribuiti ai due sessi e degli stereotipi culturali su cui si basano, questi studi dimostrano semplicemente che molte caratteristiche considerate socialmente maschili o femminili non derivano dalle differenze biologiche, ma piuttosto da una costruzione culturale. Chiarire che una bambina non deve per forza essere debole, docile e paziente e che un bambino timido e sensibile non è un maschio sbagliato, vuol dire liberarli dagli stereotipi di genere, che impongono certi comportamenti come naturali e necessari.
Smascherare l’origine culturale dei pregiudizi vuol dire sconfiggere e prevenire la violenza che li accompagna. È questo l’obiettivo di un’intesa tra Miur e Ministero per le pari opportunità che prevede l’approfondimento nelle scuole di temi riguardanti la violenza di genere, la violenza nei confronti dei minori, la pedopornografia, il bullismo anche a sfondo omofobico, in linea con le indicazioni internazionali in materia.
Gli stessi temi sono ripresi nel comma 16 della legge 107- la Buona scuola- approvata il 13 luglio scorso: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5 della legge recante misure contro il femminicidio”.
A chi fa paura una scuola che accoglie e include, senza imporre modelli? È evidente come l’invenzione del gender sia una strumentalizzazione.

[su_pullquote align=”right”]Chi non tollera le differenze deve costruire un nemico dietro cui mascherare le proprie idee discriminatorie.[/su_pullquote] In realtà, l’apertura verso il diverso non toglie alcun diritto alle famiglie standard, che dunque non hanno motivo di sentirsi minacciate. Proprio l’imposizione di un modello unico, invece, diventa veicolo di stereotipi, alla base di bullismo e violenze. Chi vorrebbe imporre alla scuola pubblica il proprio punto di vista dovrebbe sapere che le famiglie sono rappresentate negli organi collegiali che elaborano il Piano dell’offerta formativa e che l’autonomia delle scuole è salvaguardata dalla Costituzione.

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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