Finalmente sono arrivati i 500 euro promessi dalla L. 107/2015 per la formazione e l’autoaggiornamento dei docenti di ruolo. Per il 2015/16 i fondi sono stati accreditati in via sperimentale e con un’emissione speciale, dal 2016/17 sarà varata una carta di credito ad hoc.

Potranno essere utilizzati individualmente per

  1. acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste;

  2. acquisto di hardware e software;

  3. iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Miur, a corsi di laurea, laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti il profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o master universitari inerenti al profilo professionale;

  4. rappresentazioni teatrali e cinematografiche;

  5. ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;

  6. iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e del Piano nazionale di formazione di cui all’art. 1 comma 124 della legge n. 107 del 2015.

Si tratta di una manovra da 381 milioni di euro, il costo di uno scatto di anzianità per tutti a fronte di una manovra che coinvolge solo i docenti di ruolo.

Si riconosce al Governo la volontà di investire nel miglioramento del sistema scolastico partendo dalla formazione dei docenti, come da tempo richiesto dalla FLC CGIL. Tuttavia non riteniamo che la strada sia quella giusta, dal momento che il provvedimento è indubbiamente divisivo; esaspera l’impronta individualistica e discriminatoria della Legge marcando differenze fra il personale che lavora all’interno della Scuola.

Continuiamo a non comprendere il motivo per cui vengano esclusi dal “bonus” i docenti precari impegnati, non meno degli anni passati, a “garantire” il funzionamento del medesimo sistema scolastico, con minori garanzie e preclusione di pari diritti. Così come risulta incomprensibile l’esclusione di altri lavoratori della scuola che pure partecipano all’attuazione dell’offerta formativa dell’istituto.

Rimaniamo poi perplessi dal fatto che l’applicazione di una misura di rilancio della scuola pubblica, che ha come finalità quella di produrre un atteso beneficio esclusivamente per una parte del personale (docenti di ruolo), si configuri come un aggravio di lavoro e di responsabilità per l’altra parte dei lavoratori della Scuola (assistenti amministrativi e DSGA), che dovranno garantire la rendicontazione dei 500 euro per giunta da estranei al provvedimento.

Un’ulteriore considerazione: con l’uso del “bonus” nominale il Governo continua ad agire in modo frammentario, senza confrontarsi con le esigenze collettive che la complessità della scuola richiede. Formazione e aggiornamento sono acquisizioni irrinunciabili nella valorizzazione della professionalità, ma necessitano di condivisione di idee e pratiche educative comuni nei singoli istituti, per costruire quel patrimonio atto a organizzare un insegnamento di progressiva qualità didattica e culturale. La formazione non può essere solo un fatto individuale, in un ambiente come quello scolastico che agisce sulla collegialità e la cooperazione.

Per questo motivo abbiamo proposto ai docenti che abbiamo incontrato nelle assemblee territoriali di aderire ad una forma di disobbedienza civile che testimoni un forte senso di comunità professionale: la nostra proposta –ben vista da molti docenti che ancora hanno il senso di collegio e collegialità- è di utilizzare tutto o parte del bonus per finanziare una formazione collettiva in loco nelle Scuole che coinvolga tutto il personale della Scuola, docente e non docente, di ruolo e precario. Sarebbe la risposta migliore alla deriva individualista di questa legge.

Massimiliano
segretario generale FLC CGIL Mantova

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