Trentadue punti più uno per la scuola dell’anno che verrà

“Quando s’insediò al governo nel febbraio del 2013 Matteo Renzi volle da subito chiarire che la priorità per il suo esecutivo sarebbe stata la scuola. Ha continuato a ripeterlo in moltissime occasioni, facendo nel frattempo approvare una riforma in parlamento, la cosiddetta Buona scuola. Ma purtroppo è proprio sulle politiche dell’educazione che l’Italia sta vivendo la sua crisi più grande. Cos’è che non va? Cos’è che potrebbe andare meglio? Quali sono le urgenze e le ambizioni di una politica dell’educazione oggi in Italia?  “

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32 punti

In un lungo articolo su Internazionale, Christian Raimo ha fatto il punto sulla riforma cosiddetta della “Buona Scuola” e sulla situazione della Scuola italiana.

In larga parte è condivisibile.

Una riforma confusa

20) Le retoriche usate da questo governo sono un misto di normativismo, economicismo, luoghi comuni non suffragati da dati. L’esempio più evidente è stata la lezione alla lavagna dello stesso Matteo Renzi. Ma anche gli interventi della ministra Stefania Giannini o del sottosegretario Davide Faraone hanno evidenziato sempre una mancanza di visione culturale. Il tentativo di far precipitare questa massa confusa di propositi nel testo di legge ha prodotto un testo arruffato.

21) La legge 107, la Buona scuola, è un testo scritto male, ripete propositi del passato senza averli passati al vaglio della verifica, contiene norme eterogenee e frammentate, si perde nei particolari senza definire i concetti, assegna lo stesso peso a problemi grandi e piccoli. È la legge più prolissa di tutti i tempi, fa notare Walter Tocci. È lunga 25.134 parole, circa dieci volte di più della media di altri importanti provvedimenti che hanno segnato la storia della politica scolastica: legge Gui del 1962 sulla scuola media, 2.917 parole; legge n. 477 dei famosi “decreti delegati” che conteneva anche molte norme sul personale, 6.606 parole; legge Berlinguer sull’autonomia, 1.989 parole; legge Moratti, 4.626 parole; legge Gelmini, 1.418 parole.

22) Il governo si è tenuto nove deleghe nella formulazione della legge sulla Buona scuola. Queste possono produrre uno o più decreti legislativi. Per l’attuazione amministrativa la legge rinvia all’adozione di 19 decreti e regolamenti. Un’ulteriore delega amministrativa (comma 183) consente al ministero di riscrivere tutti i regolamenti vigenti ordinati per materie, senza porre un limite numerico. Poi ci saranno le risoluzioni della conferenza Stato-Regioni, i provvedimenti di spesa, le procedure concorsuali e le circolari ministeriali. Alla fine si potrà arrivare a circa mille pagine di norme di diversa fonte giuridica. Un po’ troppe.

Vi invito a leggerlo tutto sul sito di Internazionale: ne vale la pena!

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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