Premialità in un sistema educativo: il caso Barnao

La storia della premialità nell’Università italiana dovrebbe aiutarci a capire che quella strada, fatta di fondi per i più meritevoli (!?) e basta non aiuta la crescita del sistema, ma soltanto alcuni a discapito di altri.

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Per capire davvero a quali pericoli si corre inserendo nella Scuola di oggi il sistema di premialità (altrimenti detto Bonus, previsto dai commi 125-130 della L.107/2015) è sufficiente leggere la storia della personale battaglia condotta da Charlie Barnao nell’Università di Catanzaro, così come riassume Paolo Pagliaro nel Punto di Otto e mezzo.

Il professor Charlie Barnao, un siciliano che insegna sociologia all’Università di Catanzaro, da circa tre anni conduce una sua personale battaglia che consiste nel rifiutare tutti gli inviti e le opportunità di lavoro che gli arrivano da università del Nord. Non partecipa dunque a convegni, attività didattiche, programmi di ricerca che si svolgono da Roma in su. Lo fa perché con il suo lavoro non vuole contribuire ad accentuare il divario tra nord e sud nella distribuzione dei fondi universitari. E’ infatti convinto che gli atenei del Mezzogiorno siano ingiustamente penalizzati nelle graduatorie ministeriali che valutano non solo la qualità della ricerca, ma anche la capacità degli atenei di attrarre risorse esterne, la quantità di tasse e contributi studenteschi, la mobilità degli studenti, tutti indicatori, questi ultimi, che premiano le regioni ricche. “Università in declino”, volume curato da Gianfranco Viesti per l’editore Donzelli, documenta come al Sud l’istruzione universitaria sia a rischio estinzione. Nel 2014 l’investimento pubblico in istruzione terziaria pro-capite nel Mezzogiorno è stato pari a 99 euro mentre è stato di 117 euro nel centro-nord, di 305 euro in Francia e di 332 in Germania.

Le Università del Sud riescono a “trattenere” non oltre il 60% dei diplomati meridionali, gli altri emigrano.

D’altra parte – sempre nel 2014 – per le borse di studio la Lombardia ha avuto dallo stato 18 milioni e la Campania meno di un terzo. E poiché l’attenzione è sulla qualità dei singoli atenei e non su quella del sistema universitario nel suo complesso, vi sono forti disincentivi alla cooperazione: se un ateneo “va peggio”, per gli altri è meglio. E’ esattamente questa la ragione per cui il professor Barnao non vuol condividere con le università del nord il lavoro che fa a Catanzaro. Una piccola protesta per un grande problema.

9Colonne – citare la fonte)

 

Dunque vogliamo che la scuola diventi un posto di lavoro legato a premi in base ai risultati o un luogo dove crescere professionalità dei docenti attraverso la collaborazione reciproca?
Il cuore della Scuola è la didattica, che dipende dalla professionalità dei docenti e dall’allestimento dei luoghi dove si diffonde il sapere: non sono premialità o punizioni a migliorare.
La storia dell’Università italiana dovrebbe aiutarci a capire che quella strada, fatta di fondi per i più meritevoli (!?) e basta non aiuta la crescita del sistema, ma soltanto alcuni a discapito di altri.

Non è quello quello che ci dice la nostra carta costituente…

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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