Disuguaglianza, disabilità cognitive e “buona scuola”

La scuola oggi soffre profonde disugualianze e disabilità cognitive che le ultime riforme ignorano perché incentrate su altro. E’ il momento di cambiare rotta.

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Invito tutti alla lettura dell’articolo di Luca Ricolfi sul «Sole24ore» di oggi (La disuguaglianza studia all’ultimo banco) per fare il punto sulla situazione dei nostri ragazzi all’uscita della scuola secondaria: scenario segnato da profonde disuguaglianze di competenze, disabilità cognitive e scarsi risultati

Proverò a dirlo in un modo ancora più crudo: per quel che vedo quotidianamente, una parte degli studenti universitari ha un livello di organizzazione mentale che non è, semplicemente, un po’ meno buono di quello degli studenti bravi, ma è abissalmente inferiore, come può esserlo il livello di organizzazione mentale di un bambino di sei-sette anni rispetto a quello di un adulto. E, cosa ancora più triste, in molti casi il gap appare irrimediabile, in quanto chiaramente legato a percorsi scolastici disastrosi, a occasioni di conoscenza clamorosamente mancate e che difficilmente potranno ripresentarsi.

Mi pare interessante come fotografia del livello di preparazione degli adolescenti di oggi anche -e soprattutto- in relazione con le politiche scolastiche, più o meno recenti.

Ricolfi non intende aprire un processo (Non mi interessa, qui, indicare di chi è la responsabilità, che è chiaramente di tutti: genitori, insegnanti, politici e, naturalmente, studenti (il non-studio è anche una scelta). Quello su cui vorrei attirare l’attenzione è invece l’enorme diversità di destino fra i miei studenti.).

A me interessa invece soltanto capire cosa non è stato fatto dall’ultima riforma a questo proposito:

  • non c’è un piano pedagogico chiaro di formazione ed inclusione: l’obiettivo della riforma era riorganizzare la gestione della scuola per assicurarne un controllo in un
  • non c’è un piano di assunzione e formazione pluriennale dei docenti e del personale non docente: il bonus premialità e il bonus formazione sono strumenti che esasperano l’individuo, non il piano collettivo
  • non c’è un piano di investimenti strutturali e strategici sul miglioramento dell’offerta formativa

Poi? continua tu … anche rispondendo alla nostra inchiesta

 

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Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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