Cosa impariamo dalla partita di Bordeaux

Dopo la partita di Bordeaux l’Italia torna a casa più consapevole dei propri mezzi, ma anche del lavoro ancora da fare.

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italia-germania 2016

Precisiamolo subito: ieri l’Italia a Bordeaux ha perso meritatamente. Essere riusciti a trascinare la partita ai rigori è un successo? Affatto! Soprattutto se non si è mai impensierito l’avversario fino al momento dello svantaggio, se la palla è rimasta quasi stabilmente nella metà campo italiana, se non si fanno tiri in porta, nello specchio della porta!, se non si riesce a tenere palla nella trequarti avversaria.

Vediamo allora cosa è mancato e cosa bisognerebbe preparare per il futuro…

Cosa è mancato …

1- il centrocampo: è vero che c’erano delle emergenze dovute a infortuni (De Rossi e Candreva) e squalifiche (Thiago Motta), però Parolo, Sturaro e Giaccherini hanno fatto da diga negli ultimi 45 metri, senza riuscirsi mai a proporre per la costruzione: palloni buttati avanti, sulla testa di Boateng e sui piedi di Hummels.

2- corsie laterali: Florenzi è stato imbarazzante! Suo l’errore che ha dato il via al gol di Özil. De Sciglio e Darmian non offrono sbocchi in avanti, anche se svolgono con diligenza il loro ruolo in fase di copertura.

3- imprevedibilità: negli ultimi 35 metri! Nessun guizzo, tutti appostati, lenti e macchinosi, con il centravanti boa che non ha nulla del calcio moderno.

E diciamolo pure: è mancata molta fortuna!!! Com’è possibile che una squadra arrivata senza sconfitte alla fase finale degli europei, qualificata come prima nel girone dopo aver sconfitto il Belgio, n.1 del ranking mondiale,  trovi agli ottavi la Spagna e ai quarti la Germania? E dall’altra parte se la giocano Polonia-Portogallo, Galles-Eire?? qualcosa nell’organizzazione non funziona.

 

Cosa resta e su cosa puntare?

1- un’Italia con orgoglio e personalità: anche se vecchiotta (tutti ultratrentenni Buffon, Barzagli, De Rossi, Chiellini, Motta, Pellé, Eder…) ha corso e si è dannata sul campo come una provinciale. Forse un po’ troppo provinciale: bisogna far crescere il carattere ed il gioco in campo.

2- i giovani! Oltre a Verratti, Insigne, Bernardeschi, El Sharawi, De Sciglio e Darmian, ci sono Baselli, Berardi, Saponara, Donnarumma, Masina, Gabbiadini, Rugani, Romagnoli, Mandragora … Bisogna avere il coraggio di farli giocare, in serie A ed in nazionale!

3- Ecco, il gioco: non il tiki-taka, ma almeno un po’ di costruzione, come quando c’era il buon vecchio Andrea Pirlo, oppure Carletto Ancelotti, oppure Bruno Conti …

Conte è stato l’allenatore giusto al posto giusto dopo la disfatta dei mondiali del 2014: l’eredità pesante di Antonio Conte non può essere trascurata, però c’è ancora da lavorare molto, politicamente e tecnicamente, per poter scalare la vetta mondiale delle squadre con carattere e con gioco.

Autore: Massimiliano De Conca

Insegnante, filologo, curioso …. penso che ci siano dei momenti in cui sia giusto presentarsi in prima persona!

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