Ha sempre avuto mani ben educate, una sua eleganza innata sotto canestro, una grinta sofoclea, imperturbabile: dopo 19 stagioni ai San Antonio Spurs Tim Duncan si ritira: e il basket NBA perde un’altra stella.

A 40 anni si può smettere, soprattutto se negli ultimi 10 sei sempre stato fra i migliori centri del mondo, della NBA. Chi ha giocato con Timothy “Tim” Theodore Duncan può dire di aver visto sfilare davanti a sé un perfetto esecutore del ruolo del pivot vecchio stile: non straripante e volgare, come Shaquille O’Neal; non fisico e rozzo, come Pat Ewing; non legnoso come Robert “The Chief” Parish; non meccanico come Kareem Abdul Jabbar.
Tim Duncan ha interpretato il ruolo di centro con una fluidità di movimenti ed una delicatezza nel tiro davvero rara per quel ruolo: non a caso ha avuto come mentore e punto di riferimento David “The Admiral” Robinson!
Ottimo difensore, per tempismo e senso della posizione: non un grande atletismo, ma sicuramente un’innata capacità di chiudere tutte le linee al suo opposto.
In attacco sempre attento all’azione e con una buonissima mano dalla media e lunga distanza.

Dopo l’addio di Kobe Bryant, la NBA perde un altro pezzo di storia: magari meno appariscente e mediaticamente sovraesposto del black Mamba, ma altrettanto determinante grazie al suo fortissimo senso agonistico e alla leadership indiscussa.

Signore e signori, TIM DUNCAN

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