La verità sulla SCUOLA, vi prego

Ho letto l’Amaca di Michel Serra, quella incriminata che è accusata di classismo. La riporto di seguito anche se ormai è arcinota e probabilmente risulta inutile replicarla. Continua a leggere

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Non esiste nessuna guerra fra professori ed insegnanti

Lavoro nella scuola dell’obbligo. Fino a qualche anno fa, quando la gente lo scopriva, tradiva una smorfia di compassione: poveraccio, chissà quali incidenti di percorso, quali peccati deve espiare. Ultimamente ho notato che qualcosa sta cambiando; nelle smorfie più recenti ho infatti intravisto una sfumatura di ammirazione. Pare che il mio mestiere stia diventando qualcosa di eroico. Sempre più spesso mi chiedono se sono stato testimone di colluttazioni o fatti di sangue. Si direbbe che insegnare ai preadolescenti sia sempre più pericoloso: scherzi pesanti, botte, coltelli; e se ti lamenti con i genitori pare che vada ancora peggio (ancora più botte, ancora più coltelli). Perlomeno è quello che la gente mi racconta, quando le spiego che lavoro a scuola, è quello che si sente dire.

Diciamo che le cose non stanno proprio così.

Interessante contributo di Leonardo Tondelli su The Vision – continua a leggere

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POLEMICHE STERILI SUL RINNOVO CONTRATTUALE

È UN CONTRATTO DI SOLIDARIETÀ CHE NON PIACE AD AUTONOMI E SINDACATI CORPORATIVI. QUALCHE PRECISAZIONE.

Leggo con stupore le polemiche di questi giorni nella rubrica delle “Lettere al Direttore” (della Gazzetta di Mantova) a proposito della firma da parte di FLC CGIL, CISL FSUR e UIL RUA dell’ipotesi di contratto nazionale per Istruzione e Ricerca, quindi Scuola statale, siglata il 9 febbraio e adesso al vaglio della Corte dei Conti dopo aver passato positivamente l’esame del MEF e del Consiglio dei Ministri.

Intanto in premessa bisogna ricordare a tutti cos’è oggi il contratto dopo gli interventi del D.lgs. Brunetta, D. Lgs. Madia e della L. Buona Scuola: poco più che carta straccia, dato che in molti articoli non è più esigibile per l’eccessiva invasività della legge che ha sottratto numerose materie alla contrattazione, ridisegnando, in modo squilibrato, i rapporti fra i poteri all’interno di Scuola-Università-Ricerca ed AFAM. Negli ultimi 10 anni ci è stato negato da parte di governi, soprattutto di centro-destra, la possibilità costituzionalmente riconosciuta di fare contratti e migliorare le condizioni di lavoro. Abbiamo dovuto aspettare una sentenza della corte costituzionale (ricorso promosso proprio dal nostro sindacato insieme ad altri) per riprenderci ciò che ingiustamente ci è stato a lungo ed ingiustamente tolto. Lo abbiamo fatto, perché è il nostro mestiere.

Mi permetto un breve contributo alla discussione.

Questione normativa: il nuovo contratto fa rivivere pienamente le materie del contratto precedente, e anzi ne aggiunge di nuove, soprattutto alla contrattazione decentrata. E non si tratta soltanto di criteri di attribuzione delle risorse già erogate o di quelle che sono state innovativamente portate all’interno della contrattazione sottraendole alla discrezionalità voluta dalla Legge, ma si tratta di materie di organizzazione del lavoro (p.e. la definizione dei criteri di turnazione del personale ATA ed il diritto alla disconnessione).

Questo contratto riscrive e precisa i confini dell’atto unilaterale da parte del dirigente (fin troppo abusato o utilizzato come spauracchio), ribadisce le funzioni del collegio dei docenti nelle sue competenze didattiche e riscrive ampliandoli i permessi per il personale ATA.

Definisce poi la comunità educante, sottraendo la Scuola alla deriva aziendalistica voluta da Brunetta-Gelmini e Renzi-Madia-Giannini poi. Dunque ribadisce l’importanza del lavoro cooperativo e sinergico all’interno della scuola nonché la centralità della collegialità in tutte le decisioni prese e da prendere.

Questione economica: ovviamente non si tratta di un contratto da milionari, ma nemmeno del contratto degli straccioni. Bisognerebbe però correttamente analizzare con maggiore attenzione il contesto politico-sindacale nel quale è stato realizzato il contratto: i nostri aumenti medi mensili sono in linea con gli aumenti contrattuali dei metalmeccanici, dei tessili, dei chimici … In più non abbiamo barattato nessun pezzo di salario con il cosiddetto welfare aziendale e abbiamo mantenuto il bonus fiscale degli 80 euro per le fasce più deboli. Inoltre l’indennità di vacanza contrattuale non è parte degli aumenti degli 85 euro medi del comparto, ma è stabilizzata in aggiunta agli 85 euro (bisogna saper leggere i contratti, prima di criticarli!): fatto straordinario, per una vacanza contrattuale straordinaria.

In più: si stabilizza una parte dell’accessorio nel salario di base, a vantaggio di personale di ruolo e personale precario, e si restituiscono alla contrattazione decentrata maggiori risorse e maggiori poteri contrattuali, p.e. sulla valorizzazione dei docenti, sulla formazione, sulle risorse di salario accessorio come l’alternanza scuola – lavoro. A differenza di alcuni contratti separati che avevano ridotto i fondi dell’offerta formativa delle scuole a 650 milioni di euro (non con la firma della FLC CGIL!), al termine dell’operazione di rinnovo contrattuale 2016-18 i fondi saranno 819 milioni di euro. Anzi, abbiamo riportato nel contratto risorse elargite dalle leggi come bonus e ottenuto 60 mln aggiuntivi dalla Legge di Bilancio 2018. Il bonus per la valutazione voluto dalla Buona Scuola è stato svuotato, perché restituito alla contrattazione e soprattutto destinato alla valorizzazione secondo le indicazioni anche del tavolo di contrattazione.

Gli arretrati? La stessa sentenza della corte costituzionale che ha condannato lo Stato Italiano a riprendere la stagione contrattuale chiarisce anche che non possono esserci arretrati anteriori alla sentenza stessa (2015).

Resta un’emergenza salariale, che dipende comunque dalle scelte politiche del prossimo Parlamento, al quale consegniamo uno strumento di dialogo e di confronto, auspicando che finalmente si cambi rotta sull’Istruzione (l’Italia investe il 7-8% in meno in termini di PIL rispetto ai paesi della comunità europea e dell’OCSE, secondo i recenti dati proprio dell’OCSE).

Non ho mai utilizzato termini trionfalistisci per descrivere quest’accordo, ma certamente ho mostrato soddisfazione per un’ipotesi di contratto che ci permette di migliorare le attuali condizioni lavorative nelle Scuole, Università, Enti di Ricerca e AFAM, che restituisce potere e protagonismo alla RSU d’Istituto ed al tavolo della contrattazione, che permette di riaprire una stagione di normali relazioni sindacali e quindi porre le basi per un prossimo rinnovo 2018-21 partendo da un primo ristoro economico e un adeguamento delle materie di contrattazione.

Ci assumiamo tutte le responsabiltà politiche e sindacali dell’accordo, che è indubbiamente migliorativo rispetto al situazione attuale. Saranno poi gli iscritti, attraverso la consultazione che abbiamo portato avanti e stiamo portando avanti in questi giorni, a dare l’inchiostro alla penna per sottoscrivere il contratto nella forma definitiva nei prossimi giorni.

Vorrei la stessa responsabilità ed onestà intellettuale nelle persone che oggi criticano il contratto, aprioristicamente a scopi propagandistici, per tornaconti individuali, a volte travisando altre volte ignorando quanto invece c’è scritto nel testo di ipotesi.

 

Approfondimenti

AFAM: anzitutto dignità e rispettare l’identità

Scuola: alternanza scuola-lavoroatto unilateralebonuscomunità educanteorganicipersonale ATAscuola dell’infanziastipendi

La scuola come ente diseducativo. Strategia politica

Pur fra mille problemi (a cominciare da quelli legati all’immigrazione) in quei Paesi l’istruzione è rimasta comunque una cosa seria, da trattare con rigore e con riguardo. Niente a che vedere con quanto da molti decenni fanno (complici , però, gli italiani) i governi nel nostro Paese: la scuola ridotta a centro di assorbimento di occupazione giovanile, senza alcun interesse per la qualità dell’insegnamento. Mentre genitori e studenti (ossia i clienti della suddetta scuola) venivano, e vengono, tacitati e «pagati» con diplomi dotati di valore legale.

Di Angelo Panebianco, su Il Corriere, continua ….

La scuola è più sola senza la legge IUS SOLI

I senatori e i partiti che non hanno voluto trovare il tempo per discutere la moderata e assai temperata legge su ius soli e ius culturae, approvata dalla camera dei deputati il 13 ottobre 2015, hanno confermato la grave discriminazione che colpisce più di 800mila bambini e ragazzi ­­– figli di immigrati con permesso di soggiorno permanente o permesso di soggiorno europeo di lungo periodo – che si sentono italiani ma a cui è negata la cittadinanza.

Il modo in cui tutto ciò è avvenuto aggrava ulteriormente lo strappo e l’offesa perché non c’è stata discussione nel merito, ma solo una grande fuga. Sabato 23 dicembre la maggioranza dei senatori, tra cui ben 29 del Partito democratico, ha infatti precipitosamente abbandonato l’aula dopo il voto sulla legge di bilancio, impedendo la discussione della legge per mancanza di numero legale.

Tutto ciò nei giorni in cui si celebrano i settant’anni dalla nascita della costituzione italiana, che nell’articolo 3 afferma in modo categorico che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

 

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Scuole incaricate di pensionare i propri dipendenti. Ma si rischia il caos

La sospirata pensione sta arrivano per circa trecentocinquanta dipendenti delle scuole mantovane. Ultimi mesi di lavoro poi, dal primo settembre, per questi insegnanti, bidelli, impiegati e persino qualche preside arriverà finalmente il momento del riposo. Il problema è che a dover istruire tutte le pratiche sono, per il primo anno nella storia della pubblica istruzione, gli uffici amministrativi dei singoli istituti scolastici.

Che, purtroppo, non sono dotati di personale con specifiche competenze nella complicata istruzione delle pratiche per il pensionamento, che comprende cose come la buona uscita, il ricongiungimento con quanto maturato in eventuali altre attività svolte prima di ottenere il posto e via dicendo.

A lanciare l’allarme non sono soltanto gli uffici amministrativi delle scuole e gli stessi presidi (che si assumo responsabilità significative e li espongono a eventuali contestazioni e contenziosi), ma anche i sindacati della scuola (Cgil, Cisl, Uil, Snals e persino l’Anp, l’Associazione nazionale presidi) che hanno avuto già un incontro informale con una delegazione di dirigenti nei giorni scorsi.

«All’origine di tutto questo ci sta lo smantellamento dell’ufficio pensionamenti del provveditorato – ricorda il segretario provinciale della Flc Cgil, Massimiliano De Conca – il cui personale è andato in pensione e non è stato sostituito. D’altronde l’ ufficio scolastico provinciale di via Cocastelli, come ormai noto, è stato ridotto all’osso in fatto di organici e più volte i dipendenti hanno lanciato l’allarme sull’impossibilità di svolgere tutte le funzioni assegnate all’ufficio».

Da Gazzetta di Mantova del 9/12/2017 (a cura di Nicola Corradini)

Sberleffi sull'(in)efficienza pubblica e la dignità del lavoro

Un paio di giorni fa La Repubblica online riportava la soddisfazione del nostro ministero della Funzione Pubblica per i notevoli risparmi ottenuti da questa legislatura. 

Già …. peccato che siamo in attesa di rinnovo contrattuale, siamo oggetto di continui tagli e ridimensionamenti (anche nella Buona Scuola, soprattutto nel versante non docente – ma le stesse assunzioni dei docenti continuano a rimanere scoperte moltissime cattedre in seguito ad approssimative operazioni quantitative e non approfondite scelte qualitative!), restiamo il paese dove gli stipendi base sono ancora i più bassi nel mondo (vedi gli insegnanti).

Non potevo esimermi dal commentare …


E tu, cosa ne pensi???